Benvenuti sul BLOG di GIOVANI A TEATRO, un’iniziativa curata da Fondazione di Venezia e prodotta da Euterpe Venezia che promuove la cultura teatrale.
Leggete gli articoli e le interviste con i protagonisti, cliccando sulle sezioni Archive, Gallery e Videoracconto in alto a destra.
Scriveteci le vostre impressioni sugli spettacoli de IL TEATRO IN TASCA! su “Lascia un commento” qui accanto!


UNA DOMENICA ALLO CHÂTELET OVVERO PROMENADE TRA ARMONIE ENIGMATICHE ED ECHI LUCIFERINI.
Sabato 5 maggio alla Scuola grande di san Rocco si sono esibiti la Brussels Philarmonic sotto la direzione di Hervé Niquet e Emmanuel Ceysson all’arpa. L’evento si inserisce nel festival “Théodore Dubois (1837 – 1924) e l’arte ufficiale” promosso dal Palazzetto Bru Zane, volto a far scoprire agli Italiani (sperando che in Francia sia più conosciuto che da noi) il compositore Théodore Dubois, vero gioiello della musica francese fin de siècle.
Il concerto si è aperto con l’imponente “Ouverture symphonique”, in cui la predilezione di Dubois per i toni decisi degli ottoni e dei legni si fa evidente, assieme ad una piacevole ritmicità ad effetto ben sostenuta dai timpani. Quella stessa solennità strumentale, oltreché vocale, che già si era palesata nella giovanile ed emotivamente sconvolgente Messe pontificale.
In seguito, la serata ha visto Ceysson, giovane talento francese, impegnato nelle “Deux danses per arpa e orchestra d’archi” del 1904 di Claude Debussy: se la prima, definita sacreé, si caratterizza per le armonie sibilline, misteriose, evocanti un oriente inavvicinabile, la seconda, detta profane, più movimentata, ci fa tornare coi piedi per terra, richiamando immagini di danza più classicamente francesizzanti. Il virtuoso arpista ha voluto anche cimentarsi nel “Konzertstϋck op.93″ di Gabriel Pierné, composizione d’ inizio ‘900, sempre ben sostenuto dall’orchestra, in un amalgama ben omogeneo e di ampio respiro. Se nel complesso nulla di negativo si può dire sull’esecuzione degli artisti, bisogna far presente che forse la scelta dei brani affidati al solista non ha messo in luce per intero le sue capacità virtuosistiche.
La perla di tutta la serata è stata però la “Symphonie n°2″ di Dubois del 1912. In quattro tempi, ritorna anche qui una strumentazione ricca nei legni e negli ottoni. L’attacco del primo movimento affidato alle terzine dei fiati ricorda palesemente l’apertura di “Una notte sul Monte Calvo di Musorgskij”, rievocando echi luciferini e misteriose entità che sanno di zolfo: sembra dipanarsi, infatti, tra i movimenti della sinfonia una vivace lotta male – bene che culmina con l’esplosione vitalistica dell’Allegro con moto finale, riprendente il primo tema. Spunti mahleriani e weberiani si rincorrono, sonorità legate ad un mondo di fiaba ci richiamano alla mente, seppur a Novecento inoltrato, Oberon e il corteo degli elfi, Titania e le sue fate, dimostrandoci così come Dubois sia riuscito a rielaborare molti stimoli contemporanei e non in un linguaggio musicale personale e ricco di effetti: anche in questa composizione non passa inosservata la maestosità e l’imponenza del tessuto musicale, perfettamente calibrato con momenti più puri di lirismo onirico.
Soddisfazione ed entusiasmo generale e, fatto ancor più importante, un discreto numero di giovani tra il pubblico.
Il Centro di musica romantica francese da diversi anni si è posto l’obbiettivo di valorizzare il repertorio meno conosciuto dei grandi compositori passati alla storia e di portare alla luce curiosità musicali di autori meno noti. Di sicuro un’impresa non facile se si valuta anche il fatto che il raggio d’azione di tale iniziativa è allargato, oltre che alla Francia, anche all’Italia. La ricetta segreta che sta alla base di tale esperimento consiste nel far convivere le due cose insieme. Ne è un esempio il concerto del 15 aprile 2012 che si è svolto presso l’incantevole sala del Tiepolo all’interno della Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Gli ingredienti: la Symphonie française di Théodore Dubois, la Fantasie puor piano et orchestre e il poema sinfonico La Mer di Claude Debussy.
Composta nel 1908 la Symphonie française, posta in apertura del concerto, si svolge nei classici quattro movimenti. Sorprende la chiarezza del discorso musicale di Dubois pregno di reminescenze Haydniane assieme a sonorità che si avvicinano a quelle Franck e Wagner. Il tutto si riassume nell’ultimo tempo della sinfonia, Allegro con fuoco, dove il compositore si diverte a mischiare elementi presentati nei tre movimenti precedenti, interposti a frammenti della Marsigliese che affiorano qua e là all’interno del discorso musicale. Alla citazione dell’inno nazionale francese si riferisce il titolo della sinfonia di Théodore Dubois.
Breve pausa per consentire l’entrata del pianoforte sul palco prima di cominciare la seconda parte del concerto. La Fantasia per pianoforte e orchestra rappresenta ancora oggi uno dei brani musicali meno conosciuti di Claude Debussy. Composto tra il 1889-1890, questa pagina musicale vide la sua prima esecuzione soltanto nel 1919 sotto le dita di Alfred Cortot. Apparentemente simile nella forma ai grandi concerti per strumento solista e orchestra del repertorio romantico, questo lavoro musicale racchiude in sé il germe di quella libertà formale che contraddistinguerà i successivi lavori musicali di Debussy: una musica che sembra nascere dal silenzio e che scivola in gesti di grande espressività racchiusa anche nei momenti di intensa esuberanza tecnica richiesti soprattutto nell’Allegro molto che chiude l’opera.
Conclude il concerto sinfonico La Mer presentato in quest’occasione dopo ben cinque anni di assenza dai cartelloni musicali veneziani. Quasi la prosecuzione della Fantasia per quanto riguarda il carattere rapsodico della composizione, il fascino che suscitano i “tre schizzi per orchestra” risiede nella potenza evocativa che tale musica sprigiona attraverso le innumerevoli combinazioni timbriche assieme all’abilità di Debussy di modularne instancabilmente il movimento agogico-dinamico.
Alla conduzione dell’orchestra Les Siècles, composta in gran parte di giovani musicisti, François-Xavier Roth. Alain Planès al pianoforte, un “ancien modèl” del 1902 della ditta Pleyel.
Alberto Massarotto
massarotto.alberto@gmail.com
Breve ma intenso. La lettura dei brani epici, di Nicoletta Maragno, ha permesso di rivivere il mito di Clitemnestra. Una prova di come le parole siano più espressive di molti film. Una interpretazione espressiva piacevole, sarei rimasto ore ad ascoltare. Grazie per aver rispolverato testi e autori che difficilmente si prendono in mano.
Bilancio della seconda metà del 2011:
.Lady Gray
.Eroi
.Dalla terra di latte e miele
.Elektra
.Signorina Giulia
.Come uno scarafaggio sul marciapiede
Recensire ogni singolo spettacolo sarebbe un po’ troppo lungo, però devo dire che non sono mai alzato dalla sedia deluso dalla rappresentazione.
Vorrei ringraziare di cuore Giovani a Teatro, solo grazie ad un’iniziativa di questo tipo è possibile godersi tale nutrimento per l’anima.
Approfitto per augurare a tutti un buon 2012 all’insegna del teatro (cit.)
P.s.
Un ringraziamento speciale lo devo rivolgere a Filomena, che è sempre stata cordiale, disponibile e precisa ogni qual volta l’ho disturbata con delle domande
Gentile Gondor,
ti ringraziamo per le parole espresse sugli spettacoli del “Teatro in Tasca” e ti auguriamo che il 2012 sia ricco di quel nutrimento spirituale che hai provato nell’assistere agli spettacoli con Giovani a Teatro.
Nella Terra di Latte e Miele, una storia profonda di come a volete le persone riescano a superare i confini ideologici. Una storia interpretata magistralmente da Ottavia Piccolo che è riuscita a coinvolgermi nella scena e per un pò è sembrato anche a me di essere in quella terra triste ma colma di speranze.
L’ottavino, ha iniziato a volteggiare sopra gli archi, poi i violini hanno preso la scena con assoli e dialoghi di estrema raffinatezza… Una vera esaltazione del Virtuosismo ieri sera alla Scuola di San Giovanni. La Musa era lì, la vedevi volteggiare, apparire e sparire al passo di danza. Una serata piacevole, rilassante, accompagnata dalla voce straordinaria di Roberta Invernizzi. Concerti unici che grazie a Giovani a Teatro diventano accessibili a tutti.
Ieri sera al teatro Toniolo di Mestre è andato in scena “Art” commedia divertente e dal tema affatto scontato che ho apprezzato molto non solo per la bravura dei tre protagonisti (magistrale come sempre Alessandro Haber) ma anche per il modo diretto e realistico con cui affronta l’amicizia maschile. Grazie a giovani a teatro per avermi concesso la possibilità di assistere a questo bel spettacolo.
Ciao Sarah, sono Filomena Spolaor del gruppo di progetto Giovani a Teatro. Ho visto lo spettacolo e penso che il testo di Yasmina Reza affronti in modo concreto un tema come l’amicizia, articolandolo attraverso il complesso rapporto che esiste tra arte e vita.
Oggi alle ore 17.00 presso il Palaplip di Mestre, la compagnia Nasinsù ha rappresentato lo spettacolo di burattini “Crepi l’avarizia”. Sandra Pagliarani, autrice e interprete della storia, ha raccontato di aver dato vita alla compagnia insieme alla sua collega Stefania Rosignolo nel 2004, perché “il burattinaio sta con il naso all’insù, come i bambini che guardano i burattini”. Riveliamo alcuni segreti del suo mestiere:
“Ho scelto di lavorare con i burattini perché sono molto timida come un sacco di artisti e il fatto di lavorare ‘dietro’, di avere una copertura del teatro di burattini, mi ha permesso di riuscire a venire fuori, cosa che non riuscivo a fare sul palco.
Ho scelto di lavorare con i bambini perché mi sembrano le persone più sincere al momento. Le storie che narriamo sono tutte composte da noi. La compagnia è formata da due donne e all’attivo abbiamo tre spettacoli. ‘Agata attenta’ è il primo spettacolo che abbiamo scelto di fare, una storia in cui la protagonista è una bambina, inventata sull’assenza e presenza dei colori come rappresentazione del potere. Il secondo si chiama ‘Rosso variegato, ovvero l’amore è’, ed è composto su tre storie di 20 minuti tutte sull’amore, dove si è creata una situazione molto bella per noi burattinaie, perché ci sono io che, rispetto all’amore, sono la cinica della situazione, mentre la mia collega che fa quella che ci crede, farà di tutto per portarmi dalla sua parte. ‘Crepi l’avarizia’ è nato perché io volevo confrontarmi con qualcosa di tradizionale, come con la commedia “La pentola” di Plauto, una storia di avari da cui ho costruito una storia. Volevo lavorare sui ritmi e la tradizione permette di fare questo. Il prossimo spettacolo sarà su Il principe azzurro…
Quando metto su uno spettacolo mi trovo a patteggiare per un personaggio o per un altro, e questo è assurdo. Nel primo spettacolo avevo la parte del cattivo e della bambina buona. C’era un momento in cui entrambi erano in scena, poi lui andava via, ma a me veniva da togliere lei e rimanere con il cattivo, perché avevo preso le parti di lui..Ho dovuto andare a dormire con lei, burattina, facendo un lavoro su me stessa.
Puoi capire soltanto andando in scena l’emozione che susciti nei bambini”.